Testimonianza di Angiolina

Ho conosciuto il morbo di Alzheimer parecchi anni fa, quando mia suocera si ammalò di questa malattia e in alcuni anni arrivò a non essere più autosufficiente e a non riconoscere più nemmeno i suoi figli.
Così quando mio marito iniziò a ripetere frasi che aveva appena detto pensai subito al morbo di Alzheimer, e su consiglio della dottoressa curante mi rivolsi al prof. Neri che confermò la diagnosi.

I sintomi iniziali erano quasi trascurabili e ad un occhio esterno insignificanti, tanto che molte persone sottovalutavano le mie preoccupazioni.

Ora la situazione è decisamente peggiorata, lui non è più autosufficiente, devo seguirlo mentre si veste, aiutarlo a mangiare e a lavarsi.
Lui, che era una persona estremamente attiva socialmente e molto estroversa, ora in compagnia non riesce a seguire la conversazione e si ritrova sempre silenzioso assorto nei suoi pensieri.

Da parte mia l’impegno è diventato man mano sempre più gravoso, la sua insicurezza lo porta a seguirmi in ogni stanza e a cercarmi in continuazione, tanto che non sono libera nemmeno un minuto e mi sento a volte infastidita dalla sua presenza continua.
Sento la necessità di parlare con persone che riescono a seguire i miei discorsi e a capire quello che dico, ma le poche volte che riesco a fermarmi a chiacchierare con alcuni conoscenti lui è infastidito e dopo poco devo salutarli.

Da circa un anno due volte alla settimana andiamo presso l’Associazione G.P.Vecchi, dove un gruppo di educatori si occupa degli ammalati e noi famigliari ci riuniamo per parlare dei nostri problemi e delle nostre difficoltà.
Questo mi aiuta molto, anche perché parlare con persone che mi capiscono allenta le mie tensioni, inoltre si è creato un ottimo rapporto fra noi, siamo diventati amici e anche durante l’estate ci sentiamo spesso, e questo mi fa sentire meno sola.

 

Angiolina