Testimonianza di Renato

Mi chiamo Renato Muratori, sono figlio unico e mia madre di 91 anni vive con noi.

Mia madre è affetta da sindrome dementigena ad origine mista.
Patologia comparsa parecchi anni fa con uno sviluppo lento ma costante, esaurendo nel tempo le capacità cognitive, compromettendo la possibilità di relazione con noi famigliari e con il mondo esterno.

Io e mia moglie pertanto, in tutti questi anni, abbiamo dovuto confrontarci con due tipi di problematiche; una direttamente collegata alla patologia, all'età e alle complicanze correlate; e una con risvolti più personali, più intimi ancor più difficili da affrontare e superare, pertanto facilmente vulnerabili, verso inquietudine e disagio, che non trovano cittadinanza in questa società così ricca di immagini esteriori, ma altrettanto arida verso la malattia, il diverso e chi gli sta accanto, alimentando così il senso di frustrazione sia personale che all’interno del nucleo familiare, e a volte facendo emergere dissidi fino ad allora rimasti latenti…
Dopo qualche tempo ci si rende conto che si sta perdendo il contatto con il mondo esterno, le relazioni con gli amici; a volte anche il dialogo con i parenti diventa meno frequente e più frettoloso ...

Quanti dubbi, quante perplessità, domande che non trovano risposte, ma sarà giustificato tutto questo impegno o sarebbe giusto pensare più a noi stessi ? Esiste una via intermedia praticabile?
Quando finalmente scopri che, sul territorio, esistono associazioni di volontariato, come la “G.P. Vecchi” in grado di rompere il cerchio della quotidianità e aprire così una porta ai famigliari gravati dal problema dell’assistenza costante ad un congiunto affetto da questa patologia.

Da più mesi frequento i gruppi di auto aiuto, qui ho trovato tante situazioni simili alla nostra, a volte più gravi, ma dove non manca mai la condivisione e l’ascolto.
L’ascolto, questo valore così poco praticato, ma tanto importante e necessario, in grado di poter assolvere in gran parte al nostro bisogno di appartenenza.
Attraverso altre esperienze si impara a vivere con più serenità, a farci meno domande e provando ad uscire dallo scafandro che ci circonda, realizzare che, forse, la richiesta più impegnativa di questi pazienti è quella di avere accanto qualcuno che gli voglia bene …
Dove sto imparando a vivere emozioni diverse dalle quali ero uso, e, anziché concentrarmi solamente sul progredire della malattia, comunque realtà quotidiana, comincio a provare gioia per un piccolo pensiero, un ricordo lontano nel tempo, un timido sorriso … piccolissimi successi, quasi impercettibili ma tali da consentirmi di dire: Mamma siamo a casa ...