A spasso con Daisy

Titolo originale: "Driving Miss Daisy" USA 1989

Regia: Bruce Beresford

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Questa storia è ambientata alla fine degli anni 40 nell'America del Sud. Miss Daisy è un'anziana maestra in pensione ha un figlio sposato che gestisce l'impresa di famiglia, e vive sola nella sua grande casa. Miss Daisy è ebrea, è molto religiosa e attenta ai buoni costumi, ha un carattere burbero ed è un po' intransigente.
Il giorno in cui Miss Daisy fa un incidente con l'automobile, il figlio decide di assumere Hoke, un autista di colore per la madre. Miss Daisy non accetta l'idea di avere un autista e fa di tutto per tenere Hoke a distanza. Poi, col passare del tempo, tra Miss Daisy e Hoke nasce un rapporto di reciproco rispetto e fiducia che consente loro di superare le barriere sociali e razziali che li dividono.
Gli anni trascorrono e una mattina Miss Daisy inizia a manifestare i primi sintomi di Alzheimer. Quando in seguito verrà ricoverata in una casa di riposo Hoke, che ormai non guida più, continuerà ad essere suo amico e a tenerle compagnia.
La descrizione dell'evoluzione della malattia e condotta in modo molto accurato e valorizza l'importanza di un intervento terapeutico integrato. Molte sequenze illustrano il valore di una buona relazione con l'ambiente di vita ed il caregiving appare come risorsa determinante nella mediazione con esso.

Sul lago dorato

Titolo originale: "On golden pond" USA 1981

Regia: Mark Rydell

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Norman ed Ethel Thayer sono anziani e trascorrono la loro estate in una bella casa sul lago. Ethel è dolce e paziente mentre Norman appare burbero e irascibile. I due hanno una figlia, Chelsea, che non va d'accordo con il padre e nutre risentimento nei suoi confronti.
Ethel invita Chelsea a fare loro visita in occasione dell'ottantesimo compleanno di Norman e la ragazza, che è divorziata, arriva alla casa sul lago con il fidanzato dentista e con Billie, il figlio tredicenne di lui. Chelsea chiede ai genitori di tenere Billie con loro nella casa sul lago per un mese, mentre lei e il fidanzato faranno un viaggio in Europa. I genitori accettano.
Inizialmente Billie si dimostra ostile: poi, a poco a poco, abbandona il suo atteggiamento aggressivo e instaura un rapporto di sincera amicizia con Norman. La presenza del ragazzo è importante anche per Norman, che acquista nuovamente fiducia in se stesso. Quando Chelsea rientra dall'Europa, lei e il padre hanno un chiarimento e risolvono finalmente il loro rapporto conflittuale.
Siamo di fronte ad un personaggio che ci rappresenta una fase iniziale di malattia la cui evoluzione non ci viene raccontata e che si colloca in quella zona grigia tra MCI e Demenza nella quale le decisioni di intervento terapeutico sono spesso determinanti ai fini prognostici. II film permette pertanto di aprire un dialogo anche sulla valutazione e sugli strumenti più idonei per effettuarla

Tutto su mia madre

Titolo originale: "Todo sobre mi madre" Spagna 1999

Regia: Pedro Almodovar

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Manuela, per il diciottesimo compleanno del figlio Esteban, decide di portarlo a teatro a vedere una pièce di Huma Rojo, la sua attrice preferita. All'uscita del teatro, il giovane, rincorrendo Huma per un autografo, viene investito da un'auto e muore. Manuela, distrutta dal dolore, decide di andare a Barcellona per cercare il padre di Esteban e comunicargli la morte del ragazzo. A Barcellona Manuela incontra Agrado, che non vedeva da anni, e Agrado le presenta Rosa, una suora che lavora in un centro di recupero per tossicodipendenti. Rosa rivela a Manuela di aspettare un figlio da Lola, il travestito che diciotto anni prima era sposato con Manuela e che è anche padre di Esteban. Nel frattempo Manuela inizia a lavorare come assistente dell'attrice Huma.
Rosa, che ha scoperto di avere l'AIDS, chiede a Manuela di poter andare a vivere con lei, perché sua madre non scopra della gravidanza. La madre di Rosa, infatti, è molto impegnata ad accudire il padre, che , affetto da Alzheimer, ha deliri di gelosia e non ricorda più di avere una figlia.
Manuela decide di lasciare il suo lavoro di assistente ad Agrado, per potersi occupare di Rosa a tempo pieno. Durante il parto Rosa muore e Manuela decide di prendersi cura del bambino, che è stato chiamato Esteban, come suo figlio.
Nel colorito e trasgressivo mondo di Pedro Almodovar, la patologia alzheimeriana del vecchio padre, che egli ci descrive con accenti davvero magistrali, acquista una doppia valenza: quella della "normalità" della sofferenza nell'esistere umano, che ci riporta addirittura ad Eugène Minkowski, e quella salvifica rispetto alla continuità degli affetti che la pietas familiare mantiene anche quando la malattia cancella l'identità soggettiva del congiunto.

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