La finestra di fronte

Titolo originale: "La finestra di fronte" Italia 2003

Regia: Ferzan Ozpetek

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Giovanna vive a Roma con il marito e i due figli piccoli, e fa l'impiegata in un'azienda alimentare. Ha una passione per la pasticceria e per arrotondare prepara torte che vende ad un amica, proprietaria di un locale notturno. Giovanna è scontenta, il lavoro di impiegata non le piace e il marito non riesce a garantirle la stabilità economica che lei vorrebbe.
Ogni giorno osserva il suo vicino di casa, che vive di fronte a lei, ed è incuriosita e allo stesso tempo affascinata dallo sconosciuto.
Giovanna e il marito incontrano per caso un anziano signore, totalmente disorientato che non ricorda più nulla di sé e del suo passato. I due lo ospitano in casa loro ma di lui riescono a scoprire soltanto che si chiama Simone e che è stato in un campo di concentramento.
Una sera Giovanna, mentre sta portando Simone al commissariato per affidarlo alla polizia, incontra Lorenzo, l'affascinante vicino di casa, che si offre di accompagnarli, e capisce che l'interesse è reciproco.
Durante il tragitto Simone, riconoscendo alcuni luoghi in cui aveva probabilmente vissuto, è colto da una crisi psicotica accompagnata da una grave agitazione psicomotoria e caratterizzata da manifestazioni deliranti e allucinatorie con misconoscimento di persone, riferibili apparentemente a circostanze del suo passato.
Lorenzo cerca di aiutare Giovanna a scoprire la storia di Simone e, proprio nei giorni in cui i due cedono per brevi attimi alla loro attrazione, il passato del vecchio emerge con più chiarezza. II suo vero nome è Davide Veroli: Simone era il nome dell'uomo che egli amava ai tempi dell'occupazione nazista di Roma. La doppia condizione di ebreo perseguitato e di omosessuale determinò la fine tragica della loro storia.
Davide, nel corso di brevi periodi di lucidità, riesce a rimettere insieme i pezzi della sua storia e a raccontarla a Giovanna, che, colpita profondamente, ripensa alla propria vita e trova la forza per imprimerle una nuova e più coerente direzione.
L'utilità didattica del film va al di là della possibile diagnosi di Demenza vascolare - avvalorata anche dalla grave patologia diabetica del protagonista - e dell'ampio ventaglio di sintomi cognitivi e psicocomportamentali che ci propone. La vicenda di Davide Veroli ci mette di fronte al paradigma della solitudine e dell'abbandono di chi, nella malattia, è privo di un sostegno familiare o di un adeguato supporto istituzionale e ci permette di riflettere, fuori da ogni accento retorico, sull'importanza del valore etico della relazione d'aiuto e della solidarietà sociale nel trattamento di queste patologie.